Come ampiamente atteso, la Banca centrale europea lascia invariati i tassi di interesse al 2%, mentre prosegue la crisi in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz bloccato da oltre due mesi e i prezzi del petrolio che hanno ormai raggiunto i 120 dollari al barile. Dopo la riunione del Consiglio direttivo, Francoforte ha confermato i tre tassi di riferimento, ma ha segnalato un peggioramento del quadro macroeconomico: i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati.
Lo ha confermato durante la conferenza stampa anche la presidente della BCE, Christine Lagarde, spiegando in conferenza stampa che le nuove informazioni restano “sostanzialmente in linea” con la valutazione precedente, ma che l’equilibrio dei rischi si è deteriorato, con pressioni crescenti sui prezzi e prospettive economiche più deboli.
Nel comunicato diffuso al termine della riunione, la BCE afferma che le nuove informazioni arrivate nelle ultime settimane sono rimaste “ampiamente coerenti” con la precedente valutazione sulle prospettive di inflazione, ma avverte che la guerra in Medio Oriente ha modificato l’equilibrio dei rischi. Il Consiglio direttivo ribadisce di essere “impegnato a definire la politica monetaria in modo da garantire che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% nel medio termine”.
La decisione lascia invariati il tasso sui depositi al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%. La BCE conferma dunque una linea di attesa, evitando per ora nuovi rialzi nonostante il forte shock energetico.
Secondo Francoforte, “la guerra in Medio Oriente ha portato a un forte aumento dei prezzi dell’energia, spingendo al rialzo l’inflazione e pesando sul clima di fiducia economica”. Le conseguenze sul medio termine, precisa il comunicato, dipenderanno “dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia” e dalla portata degli effetti indiretti e di secondo impatto sull’economia.
Il punto più delicato riguarda proprio la trasmissione dello shock energetico ai prezzi interni. La BCE avverte che “più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, più forte sarà il probabile impatto sull’inflazione più ampia e sull’economia”.
Il Consiglio direttivo sottolinea comunque che l’area euro è entrata in questa fase “con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2%” e con un’economia che “ha mostrato resilienza negli ultimi trimestri”. Anche le aspettative di inflazione a lungo termine restano, secondo la BCE, “ben ancorate”, sebbene quelle su orizzonti più brevi siano “aumentate in modo significativo”.
Su questo punto, Lagarde ha aggiunto che l’economia dell’area euro “stava mostrando un certo slancio” prima dell’escalation geopolitica, con una crescita dello 0,1% nel primo trimestre del 2026 secondo la stima flash di Eurostat. Tuttavia, le prospettive sono ora “altamente incerte” e dipenderanno dalla durata del conflitto e dal suo impatto sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Le indagini più recenti, ha osservato, segnalano già un rallentamento della crescita e un calo della fiducia di consumatori e imprese.
Eurozona quasi ferma nel primo trimestre: Pil a +0,1%, inflazione al 3% e disoccupazione stabile
Per questo la BCE conferma un approccio prudente e flessibile. Il Consiglio direttivo “monitorerà attentamente la situazione” e continuerà a seguire un approccio “dipendente dai dati e riunione per riunione” nel determinare l’orientamento appropriato della politica monetaria.
Lagarde ha ribadito che le decisioni sui tassi saranno prese “di volta in volta” sulla base delle prospettive di inflazione, dei rischi associati, dei nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e della forza della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un percorso prestabilito.
Sul fronte della politica fiscale, la presidente della BCE ha sottolineato l’“urgente necessità” di rafforzare l’economia dell’area euro preservando al contempo la sostenibilità delle finanze pubbliche. Eventuali misure di bilancio per contrastare il caro energia, ha precisato, dovrebbero essere “temporanee, mirate e modulabili”, evitando interventi generalizzati che rischierebbero di alimentare ulteriormente l’inflazione.
Sul fronte del bilancio, la BCE conferma che i portafogli del programma di acquisto di attività, APP, e del programma di acquisto per l’emergenza pandemica, PEPP, continuano a ridursi “a un ritmo misurato e prevedibile”, poiché l’Eurosistema non reinveste più i rimborsi del capitale dei titoli in scadenza.
Infine, il Consiglio direttivo afferma di essere pronto “ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del suo mandato” per garantire che l’inflazione si stabilizzi al 2% nel medio termine e per preservare il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria.
Resta inoltre disponibile il Transmission Protection Instrument, lo strumento anti-frammentazione pensato per contrastare dinamiche di mercato “ingiustificate e disordinate” che possano minacciare la trasmissione della politica monetaria nei Paesi dell’area euro.
[a cura di Simone Cantarini]

